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    Piccione, quaglia e cinghiale: la selvaggina nobile che puoi cucinare a casa

    Piccione, quaglia e cinghiale: la selvaggina nobile che puoi cucinare a casa

    La selvaggina in Italia è una cosa da ristoranti stellati o da nonni cacciatori. Non esiste una via di mezzo: o mangi il cinghiale alla sagra di paese, o lo ordini a 45 € in un locale con la tovaglia di lino. Eppure cucinare piccione, quaglia e cinghiale a casa è molto più semplice di quanto pensi — e il risultato ha un rapporto wow/difficoltà che pochissime altre carni possono battere.

    Il piccione: il re dimenticato della cucina italiana

    Il piccione era sulla tavola dei nobili italiani dal Medioevo fino agli anni ’50. Poi è scomparso dalla cucina casalinga, sostituito dal pollo industriale a basso costo. Oggi sopravvive solo nei ristoranti di alto livello — il che è un peccato, perché il piccione è più facile da cucinare del pollo e infinitamente più saporito.

    La carne del piccione è tutta scura — non esiste la parte “bianca” come nel pollo. Il petto è rosso intenso, quasi color rubino, con una consistenza che ricorda più il filetto di manzo che il pollame. Il sapore è intenso, leggermente ferroso, con note di sottobosco e frutta secca. Un piccione intero pesa 400-500 g e basta per una persona — è un piatto da “porzione singola di lusso”.

    Cottura: il piccione va servito rosato. Sì, il petto del piccione si cuoce come un filetto — al sangue o media-rare. 180°C in forno per 25-30 minuti (petto verso l’alto), poi riposo di 10 minuti. Il petto deve essere rosa al centro. Le cosce possono essere staccate e finite in padella 5 minuti in più. Condimento: burro, salvia, un goccio di Marsala. Fine.

    La quaglia: piccola ma potentissima

    La quaglia è il volatile più piccolo che troverai in macelleria — 150-200 g a testa, ne servono 2-3 per porzione. Ma non farti ingannare dalla taglia: il sapore è concentrato, delicato, con una dolcezza naturale che la rende perfetta sia per piatti rustici che raffinati.

    La quaglia intera si cuoce in 20 minuti: aperta a libro (taglia lungo la spina dorsale e appiattisci), olio d’oliva, sale, rosmarino, sotto il grill del forno a 220°C. La pelle diventa croccante come chips, la carne resta succosa. In alternativa: avvolta nella pancetta e cotta in padella — la pancetta protegge la carne magra dall’asciugarsi e aggiunge sapore affumicato.

    Le quaglie sono perfette per cene eleganti: due quaglie aperte a libro su un letto di polenta cremosa, con salsa ai funghi porcini. Tempo totale: 40 minuti. Effetto sul commensale: “non avevo mai mangiato niente del genere”. Costo per porzione: meno di una costata.

    Il cinghiale: il sapore selvaggio per eccellenza

    Il cinghiale è la selvaggina più accessibile e versatile. La carne è scura, magra, con un sapore intenso e leggermente dolce che si presta a cotture lunghe — ragù, brasati, stufati. Il collo di cinghiale brasato per 3-4 ore nel vino rosso è uno dei piatti invernali più gratificanti che esistano: la carne si sfalda in fibre morbide e profumate, perfetta con la polenta.

    Il carrè di cinghiale è il taglio nobile: costolette che si cuociono alla griglia o in padella come un carré d’agnello. 4-5 minuti per lato, interno rosato, sale e pepe. Il sapore è più intenso dell’agnello, meno delicato, con note terrose che ricordano il bosco. È il taglio da proporre a chi dice “ho già provato tutto” — perché il cinghiale alla griglia è un’esperienza che pochi hanno fatto.

    La marinatura: obbligatoria o no?

    Dipende dal taglio e dall’animale. La selvaggina d’allevamento (come quella che trovi nella nostra selezione) ha un sapore più mite rispetto alla selvaggina cacciata — non serve marinare per ore nel vino per “coprire il selvatico”. Una marinatura leggera di 2-4 ore (olio, rosmarino, bacche di ginepro, aglio) esalta il sapore senza mascherarlo.

    Per il cinghiale da cottura lunga (brasato, ragù), la marinatura nel vino rosso per 12-24 ore è tradizionale e migliora effettivamente il risultato — il vino ammorbidisce le fibre e aggiunge complessità. Per piccione e quaglia, marinatura breve o nessuna: il sapore naturale è già perfetto.

    Selvaggina e stagionalità

    La selvaggina d’allevamento è disponibile tutto l’anno, ma il suo momento naturale è l’autunno-inverno: i sapori intensi si sposano con polenta, castagne, funghi, vini rossi strutturati. Un menù da cena natalizia con piccione e cinghiale invece del solito tacchino e bollito è una dichiarazione d’intenti: “quest’anno facciamo le cose diverse”.

    Se non hai mai cucinato selvaggina, parti dalla quaglia — è il volatile più facile e veloce. Poi prova il cinghiale in ragù — se sai fare un ragù di manzo, sai fare un ragù di cinghiale, cambia solo il sapore. Il piccione lascialo per quando ti senti sicuro con la cottura “al rosa” del pollame — è il passo finale, ma anche il più gratificante.

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